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Analisi dell'opera di Massimo Vinattieri - 1997

Gli esordi pittorici di Massimo Vinattieri risalgono ai primi anni 'Settanta, gli anni in cui frequentava l'Istituto d'Arte di Firenze e hanno come preciso riferimento Van Gogh. Ciò che soprattutto lo interessava era la materialità e non l'intensità del colore di Van Gogh. I colori che Vinattieri usa in questa prima fase non sono né luminosi né colori primari: queste prime opere sembrano bassorilievi, tanto è grande la quantità del colore posto sulla tela. Certo non sono quadri su cui varrebbe la pena di soffermarsi se non fosse per il fatto che questo rapporto tra Vinattieri e la materia colore sarà uno degli elementi fondamentali di tutta la sua pittura futura. In queste prime opere il colore è grosso, i pennelli sono usati come spatole o scalpelli che incidono solchi profondi nella materia del colore, i rapporti tra i colori non sono importanti, non sono studiati, assomigliano soltanto a quelli che lui vede. Importante è il lavoro, il mescolarsi con la materia del colore, lottare con essa, piegarla fino a farle assumere una forma rappresentativa, una natura morta, un ritratto. Non importa: l'importante è lavorare e col proprio lavoro costruire qualcosa.
La seconda fase del lavoro pittorico di Vinattieri è una diretta espansione della profonda necessità di lavorare e di costruire qualcosa: le sue opere acquistano così dimensioni sempre maggiori, fino a diventare enormi. Comincia a lavorare abitualmente su formati di circa due metri per due, fino a raggiungere, anche se in un'unica occasione, i nove metri di lunghezza e i due di altezza.
I formati voluminosi gli servono per sfogare tutta la forza creativa. I colori diventano sempre più caldi fino a bruciare in un accesissimo arancione. La materia perde molti millimetri in spessore, ma la superficie della tela rimane decisamente ruvida. È un'esaltazione del lavoro fisico e i soggetti divengono ossessive ripetizioni di elementi naturali su fondi enormi di colore caldo. Più precisamente queste enormi tele sono ricoperte da una materia colorata composta da strati piuttosto asciutti di arancione e giallo intensi, sovrapposti e sgranati, modulati in materia da sembrare un paesaggio all'interno del quale vengono inseriti elementi vegetali scuri, alberi stilizzati e foglie dalle sembianze di alberi, che spesso sono poi ricoperti in parte da ruvide trasparenze.
Tali opere si sommano a una serie di lavori di dimensioni ridotte che rappresentano però lo stesso soggetto talvolta con colori meno aggressivi talvolta con una figura femminile racchiusa su se stessa: esse risentono dell'interesse che Vinattieri cominciava a provare in quella stagione per la pittura Fauves e in particolare per Matisse. Siamo nella seconda metà degli anni 'Settanta.
I grandi pannelli bidimensionali carichi di luce arancione e gialla sui quali si notano tenui forme scure, avevano in definitiva un effetto soprattutto decorativo sebbene non fosse lo spirito con cui erano stati creati. Quindi anche se alcuni elementi delle grandi opere sono passati poi nei lavori futuri, come ad esempio le forme stilizzate degli alberi, questo periodo va soprattutto considerato come una parentesi che ha permesso a Vinattieri di dare libero sfogo al proprio impeto giovanile acquisendo contemporaneamente un ritmo personale di lavoro.
Come già accennato precedentemente, nella seconda metà degli anni 'Settanta, Vinattieri intraprende su tele di dimensioni molto più contenute, una ricerca che porta in due diverse direzioni. Una riguarda l'evoluzione della già citata figura femminile chiusa in se stessa, che nasce come schizzo monocromo di sapore impressionista per evolversi in forma colorata e farsi più decisamente Fauves, avvicinandosi quindi all'espressionismo francese. Col ripetersi delle prove questa figura si riduce ben presto un busto, fino a diventare talvolta una semplice testa stilizzata, risolta di volta in volta con accostamenti cromatici diversi. Essa mantiene comunque i contrasti di colore tipici della pittura Fauves con qualche timida variazione in cui i colori si fanno più morbidi e caldi così come le forme diventano più rotonde, tanto da portare un vago ricordo di Modiglioni.
Le figure femminili affiancate da una figura maschile appaiono per un breve periodo inserite nelle grandi composizioni arancioni (colorate anch'esse di arancione), portando così all'opera un tocco romantico che non apparteneva certamente al suo spirito profondo: tale esperienza non ebbe infatti seguito.
La seconda direzione che Vinattieri contemporaneamente percorre, lo spinge ad alternare ai "quadri arancioni", una serie di piccole opere in cui prendevano sempre più forma quelli elementi che sarebbero diventati propri della sua pittura. Si andavano precisando le forme degli spazi tra i soggetti. I colori, pur rimanendo pochi, non sono più così accesi, anzi l'arancione praticamente sparisce e si precisano meglio i rapporti tra le varie forme colorate. L'aspetto di queste opere è ancora piuttosto bidimensionale, ma i colori cominciano a creare un dialogo tra loro: la sensazione non è più quella di trovarsi di fronte un fondale decorativo bensì a un'opera autonoma e conclusa.
Sempre nella seconda metà degli anni 'Settanta Vinattieri partecipa ad alcuni concorsi e ne vince due, uno con una figura femminile e l'altro con un paesaggio stilizzato.
All'inizio degli anni 'Ottanta, nel periodo che va dai suoi venticinque ai sui trent'anni, Vinattieri riesce a raggiungere una prima forma di maturità artistica. È infatti in questo periodo che realizza, potremo dire all'improvviso, un quadro di piccole dimensioni che rappresenta un profilo di colline sullo sfondo e alcune colline più avanti. Il quadro di sapore cézaniano è composto da più colori, quelli fondamentali sommati ai neutri. Nonostante il timbro del colore sia abbassato rispetto alle opere precedenti, esso arriva più lontano: questo quadro sembra più colorato. La stesura è più fluida, in certe parti quasi liquida, quasi volesse rappresentare velature. Le pennellate si notano come fossero una calligrafia. Il rapporto tra i colori è tale da costruire nel quadro una serie di piani che vanno in profondità, l'aria è un po' velata ma si muove in una spazio profondo.
È una sintesi, tra i colori Fauves che costruivano la figura femminile e la struttura formale dei paesaggi con gli alberi stilizzati. I colori che costruivano la figura femminile sono usati adesso per costruire le colline e gli stessi, con le loro variazioni timbriche e di tono, sfondano la piatta superficie del quadro creando la profondità del loro semplice esistere.
Si apre una nuova fase nel lavoro di Vinattieri di cui l'autore è indubbiamente consapevole. Non è il paesaggio o la sua resa che ha importanza, quello che conta è il rapporto tra i colori, è il modo in cui sono distribuiti, le forme attraverso le quali si dispongono sulla tela, l'interazione dei soggetti tra essi, il segno che lascia la mano attraverso il prolungamento del pennello sulla tela. Tutto questo e tanto altro ancora è il soggetto della pittura, non ciò che essa apparentemente rappresenta. Tutto questo è il soggetto e l'oggetto della pittura in piena coerenza con tutti i movimenti pittorici contemporanei dall'inizio del 'Novecento fino ai nostri giorni.
Comprendendo questo, d'ora in poi Vinattieri, sente di non essere più disposto né a concessioni della "bella pittura" né a rendere chiaramente comprensibile il "significato" dei suoi quadri. Non c'è niente da capire oltre a quello che è il quadro stesso: esso non è la rappresentazione di qualcosa, è semplicemente la cosa. Il significato dei suoi lavori non si trova al di fuori di questi ma dentro a essi.
La pittura di Vinattieri non è simbolista o surrealista, non rimanda ad altri significati, non costruisce labirinti intellettuali o rebus conoscitivi, è semplicemente espressione di se stessa. È l'anima di chi dipinge che è messo progressivamente a nudo nei suoi quadri, una parte di psiche per ogni quadro prodotto, così come l'animo di chi guarda che viene direttamente toccato, quasi davanti a uno specchio nel quale lo spettatore può talvolta riconoscersi, talvolta no.
D'ora in poi Vinattieri intraprende una personale ricerca volta a esplorare le infinite possibilità che la nuova tendenza gli pone davanti. Non si tratta più di intraprendere un modo nuovo di fare pittura, ma di cercare se stesso attraverso l'arte. La ricerca consiste adesso nello sperimentale i singoli elementi costitutivi del dipinto quali il segno, la consistenza materia del colore, gli accostamenti tonali e timbrici tra di essi, rappresentandoli sempre al soggetto della propria ricerca, colui che ha innescato tale ricerca. Questo significa verificare, per esempio, le caratteristiche del proprio segno fino a riconoscere quelle peculiari e distintive. Lo stesso vale per la materia del colore, per i toni e per i timbri.
D'ora in poi, prendendo le mosse da questa impostazione della ricerca, non serve più analizzare un singolo quadro per volta, anche se ognuno sarà diverso dall'altro, ma possiamo affrontare la produzione globale di Vinattieri, considerando ogni sua opera come un tassello del grande mosaico che costituisce l'insieme del lavoro dell'artista. Non dimentichiamo comunque che alcuni quadri riassumono in sé caratteristiche diverse della sua poetica pittorica, quasi fossero il riassunto formale del percorso compiuto fino a quel momento: l'artista muove un ulteriore passo nella ricerca della propria essenza spirituale.
L'esperienza artistica di Vinattieri passa così dall'analisi del mondo circostante all'analisi introspettiva. Ciò che egli osserva nel mondo che lo circonda penetra nell'artista fino a toccarne la profonda essenza e ne riesce da essa analizzato, modificato e interpretato.
È questo lavoro interiore che conduce, passo dopo passo, a una forma pittorica sempre più matura. Adesso nel suo lavoro non si trovano più copie dei propri artisti preferiti, Vinattieri non segue più strade tracciate da altri, ma si trova in uno spazio aperto libero di andare in ogni direzione.
Gli amori artistici precedenti non sono scomparsi, ma semplicemente assimilati per rifiorire in piccoli particolari.
Dai suoi incerti inizi egli ha ricavato uno speciale gusto per la materia che adesso, anche se non è più così grossa e priva di luce come agli albori, è comunque sempre granulosa e avvertibile. Si è dimenticato il suo amore per Van Gogh? No. La materia, elaborata nel tempo in forma diversa, rimane un elemento fondamentale nella pittura di Vinattieri, come rimane un elemento determinante la dimensione delle opere, pur avendo imparato a lavorare su formati inferiori non più considerati un limite alla propria esuberanza ma un'estensione delle potenzialità dell'artista.
Lo spazio del quadro diviene infinito. Lavorare all'infinito all'interno dei contorni di una tela è reso possibile da due componenti con l'acquisizione cosciente della terza dimensione si sfrutta la profondità, facendo si che i contorni non siano più considerati un limite; nello stesso tempo considerando la tela come uno spazio bidimensionale sarà sempre possibile dipingere sull'opera, aggiungendo all'infinito elementi pittorici a quelli già esistenti.
Dalla pittura svolta nel periodo della propria formazione, Vinattieri mantiene anche la ripetività di alcuni elementi che, anche se in continua trasformazione, diventano un tema costante della produzione successiva. Non più foglie stilizzate e alberi, tutto si precisa e nello stesso tempo si trasforma; ciò che ha un certo punto ne esce fuori è un paesaggio collinare con case e alberi, attraversato diagonalmente da un viadotto di archi posto generalmente in basso a sinistra, sebbene questi siano gli elementi base del suo rappresentare essi sono in un continuo divenire, spesso addirittura non facilmente riconoscibili: un albero diventa una forma triangolare colorata capovolta, gli archi formano semisferiche aperte verso il basso che avanzano e si ritirano a seconda del loro colore interno. Le colline ondeggiano, si precisano o si dileguano di volta in volta. Questi spunti delineati nel corso degli anni, diventano talvolta solo un pretesto perché ciò che conta sono i rapporti che in ogni singolo quadro essi instaurano. Certo non possiamo considerare questi elementi insignificanti, se dopo anni di lavoro essi e non altri sono emersi dall'intimo dell'artista, significa certamente che non sono indifferenti a Vinattieri, sebbene possano esserlo per chi si trova davanti a un suo quadro: tali componenti non devono così essere considerati il quadro, ma solo lo strumento per costruirlo, lo schema compositivo su cui egli lavora.
A chi li guarda, i quadri i Vinattieri, comunicano frammenti di interiorità che invitano a confrontarsi con l'autore ed a guardarsi dentro. Vinattieri è attratto visceralmente da questi soggetti: essi fanno parte della sua interiorità. L'artista ha un intenso legame con la propria terra. Nasce e vive in terra etrusca, una terra che è sempre stata intensamente abitata e lavorata dall'uomo, che ne ha modificato l'ambiente nel corso dei secoli, pur rispettandone l'essenza. Questo rapporto tra uomo e terra è quasi di tipo spirituale, uomo e terra sono parte della stessa cosa. Vinattieri trasmetta la viva sensazione di una comunione e da questo sentimento interiore l'artista intraprende l'opera; il Dio in cui crede è la terra stessa, e con questa materia divina egli dipinge i suoi paesaggi. Egli ama la polvere, la materia, nei suoi lavori spesso le luci sono filtrate, polverose. Usa una materia apparentemente povera e fragile che acquista valore e forza col lavoro dell'uomo. Con le chiese romaniche sparse nelle campagne toscane egli ha in comune l'uso di materiali edili poveri, la qualità del lavoro la rende preziosa, la forza e la sensazione tattile della pietra grezza o sbozzata, la mancanza di luce o l'uso di una luce soffusa o attenuata che dà immediatamente una senso di profonda intimità. Con gli antichi insediamenti etruschi egli ha in comune la forza del segno inciso nella pietra. I suoi lavori trasmettono questo senso di antico e del paziente lavoro fatto dall'uomo per modellare il mondo in cui vive e contemporaneamente modellarsi a esso. Ma l'arte di Vinattieri, pur conservando questo senso di antico e lo stretto legame con la materialità con la propria terra, nasce concettualmente astratta sfiorando, in certi lavori, l'informale, proprio perché esprime le emozioni ottenute dai luoghi e dagli oggetti rappresentati. Le sensazioni si condensano, indefinite, nel profondo per poi risalire in superficie e organizzarsi solo successivamente sulla tela, attraverso un lavoro pratico e intellettuale di continuo bilanciamento di toni, timbri e spazi.
Definire astratto un soggetto che può anche essere riconoscibile può apparire un controsenso, ma qui per astratto si vuole intendere l'intero processo che porta alla nascita del quadro. L'itinerario nasce all'interno del pittore per poi spingersi all'esterno: il soggetto dell'opera è un meccanismo puramente compositivo, che casualmente può essere ancora riconosciuto alla fine dell'esecuzione della stessa. Gli strumenti che il pittore usa sono quelli essenziali alla pittura: forme, linee, colori, che sono poi anche il soggetto della pittura. Lo scopo è organizzarli sulla tela in maniera significativa. Il fatto che Vinattieri utilizzi come elemento di partenza un'immagine inventata o ricomposta non lo collocherebbe affatto nell'ambito della pittura astratta; la sua pittura è astratta perché l'immagine di partenza non è altro che un incrocio particolare di linee che creano degli spazi con forme di particolare interesse per lui. Tali vengono modellate con il colore organizzandone i rapporti, tonali o timbrici, di grandezza o altro, che ritiene debbano intercorrere tra di esse. Ciò che dipinge non è oggettivamente quello che vede o che vuole rappresentare, è un'immagine soggettiva che usa gli elementi costitutivi della pittura come strumenti espressivi, costruendo rapporti che modificandosi continuamente scoprono nuove possibilità di raccordarsi tra loro, generando di volta in volta immagini che certe volte possono essere riconoscibili ma interpretabili erroneamente in chiave oggettiva. La prova che sia ingannevole interpretare i lavori di Vinattieri come opere oggettive, sta proprio nella continua e ossessiva proposta di uno stesso tema e nella progressiva disgregazione e metamorfosi del soggetto attraverso la scomposizione e semplificazione delle forme che lo compongono.
Vinattieri sa bene che anche un solo piccolo colpo di colore dato nel punto giusto può ravvivare interamente un quadro come può sbilanciarlo se la sua collocazione non è corretta; lo stesso avviene per le dimensioni e la forma degli spazi. I colori e gli spazi si possono pensare prima ma poi vanno verificati in pratica. Ecco allora nascere le tante prove diverse, ognuna delle quali è l'indicazione di un possibile percorso futuro, alcuni lavori sono più pastosi, altri ricordano i collage.
La seconda metà degli anni 'Ottanta e gli anni 'Novanta sono per Vinattieri un periodo di intenso e fruttuoso lavoro: ovviamente un lavoro in continuo divenire che non si esaurisce mai. Nascono in questo periodo quadri che hanno morbidi passaggi di colore tra uno spazio e l'altro, innalzamenti o abbassamenti progressivi, mai bruschi di tono. La tavolozza è principalmente composta da azzurri lievi, bianchi spenti, grigi leggermente colorati e zone di un rosa tranquillo. Le forme non sono tagliate o definite rigidamente, scivolano una accanto all'altra e non sempre è possibile determinarne il confine o il punto di contatto. In questo periodo esegue anche lavori di grandi dimensioni carichi di energia creativa e muscolare, in alcuni mischia tecniche diverse unendo per esempio i colori a olio con i pastelli a cera.
Tutti gli elementi principali della sua abituale composizione vengono ripassati, sottolineati o ridisegnati con i pastelli a cera usando colori intensi, rosso e nero principalmente ma anche celeste e altri. In questo periodo nascono ulteriori opere, sempre di grandi dimensioni, più omogenee e nette nella divisione degli spazi interni e basate su colori più scuri e intensi come l'azzurro, il blu e il nero magenta. Anche la neve diventa un prezioso pretesto per costruire il suo paesaggio con una variante di bianchi e di grigi illuminati da una "macchia albero" di colore celeste intenso, bilanciata con altri piccoli colpi di colore rosa e nero. Altri colori più che vedersi si intuiscono: se ne sente la presenza.
Già ammiratore della pittura di Vermeer, Chardin e di Corot, la conseguente scoperta della pittura di Moranti permette a Vinattieri di proseguire con decisione il proprio percorso verso una sempre maggiore semplificazione dell'immagine e la ricerca di una tavolozza più raffinata, composta da variazioni tonali contenute. Nascono così lavori di piccole e medie dimensioni dove l'immagine si riduce a poche zone di colore, che attraversano tutto il quadro, sulle quali vengono sovrapposte pennellate di marrone-verde e bianchi sporchi con tonalità diverse che creano tra di loro un intenso rapporto diretto. È solo grazie ad altre pennellate rosa poste più in basso che ridisegnano liberamente l'antico viadotto, che noi possiamo riconoscere in quei tratti marroncini la memoria degli antichi campi, rinati a nuova vita.
L'immagine dipinta tende a riavvicinarsi progressivamente alla superficie del quadro, perdendo coscientemente una parte della profondità. Sembra quasi di essere di fronte a un bassorilievo con tre soli piani di prospettiva appena accennati. Il primo piano è delineato dal viadotto rosa, il secondo dalle macchie di colore marroncino e il terzo da fondo. Questo processo di avvicinamento alla superficie del quadro è proseguito fino a oggi tanto che in alcuni casi più che di profondità di colore possiamo parlare di rilievo del colore. Il colore torna a farsi sentire come materia posta sulla superficie e sembra non avere più l'intenzione di essere respinto all'interno di essa.
Per contro talvolta esplode in Vinattieri l'irruenza dei suoi istinti più coloristici ed energetici. Il soggetto che predilige per tali sfoghi è un interno di stile matissiano, un tema che si porta dietro già da lontano e si è andato precisando nel tempo. Esso è composto dalla veduta dell'interno di una stanza con una finestra aperta, un tavolino e sul tavolino un vaso di fiori. I colori sono vividi e stridenti, spesso rosso Magenta e blu primario contrapposti, che si urtano e si riprendano da lontano. In queste opere possiamo spesso notare un travaso di colore tra i vari elementi del quadro o un forte contrasto tra di essi, da cui nasce una luce sulfurea che trasferisce agli interni una sensazione di luce al tramonto o visione quasi in controluce. Sono però esplosioni occasionali e, anche se le rappresentazioni hanno subito nel tempo evoluzioni che dimostrano di essere un elemento non secondario dell'immaginario di Vinattieri, dobbiamo sottolineare che la sua ricerca prosegue principalmente sull'altro versante.
Gli ultimi lavori di Vinattieri di piccole dimensioni e dipinti su carta, pur non essendolo, ricordano nella forma il collage. Sono costruiti sempre tenendo conto della sua abituale composizione, soltanto che il colore di fondo è quello della carta scelta mentre le varie forme colorate si addensano in un'unica zona centrale componendo un insieme di pochi elementi, evidenziati da colori tenui che spaziano nell'ambito delle terre, dall'ocra al verde terra. i lavori sono simili per quanto concerne la composizione ma diversi nei colori: sebbene tutti tenui, se vengono accostati uno accanto all'altro si può notare l'incredibile finezza delle variazioni cromatiche. I primi hanno colori più intensi mente l'ultimo lavoro, per esempio se accostato agli altri, appare quasi monocromo, colorato con sottili variazioni tonali, morbide ed eleganti, se visto da solo. Tali raffinatezze coloristiche raggiunte dall'artista con la semplice sperimentazione di poche prove, dimostrano che questo nuovo indirizzo è per lui facilmente percorribile. La principale caratteristica della nuova tendenza è la perdita di gran parte del disegno originario con l'emergere, dal ricordo di questo, di alcune forme squadrata in mezzo alla composizione.
Il colore si è andato spostando piano piano dal contrasto timbrico-tonale delle sue fasi precedenti al pieno ambito tonale, all'interno del quale si svolge una sottile lotta che abbassa sempre più l'intensità del colore fino a farlo divenire una tenue velatura appena percettibile: sembra infatti più facile percepirla con le dita grazie alla granulosità della carta, che con gli occhi. La variazione tonale sembra essere più una variazione della materia che del colore, come se Vinattieri con il pennello modellasse la terra in sottilissimi strati in rilievo sulla carta.
Quando torna a lavorare sulle grandi dimensioni è per ritrovare il colore, magari inframmezzato sempre da tinte grigie o biancastre; sempre più spesso le originarie colline si dissolvono in macchie galleggianti di colore più o meno intenso, poste una accanto all'altra o staccate, sospese su sfondi chiari, che visivamente non ricompongono più il noto paesaggio, quasi che questo fosse sul punto di cedere il passo a un'altra organizzazione compositivo sebbene porti ancora con se la vera essenza della vecchia composizione.
Forse dovremo aspettarci per il futuro una nuova e diversa evoluzione del tema caro a Vinattieri o questa sarà solo una fase di ripensamento? Certo è che una volta estrapolati dall'abituale composizione i nuclei di forza, i punti cardini su cui ruotava tutto il resto dell'opera è difficile credere che egli possa tornare indietro. È molto più probabile che una volta conquistata l'essenzialità della forma, Vinattieri prosegua verso questa direzione affinché i nuclei di colore si dispieghino in completa libertà senza dover tener più conto di alcun vincolo compositivo che non riguardi semplicemente i loro rapporti reciproci, le relazioni con lo spazio occupato, e ciò che li circonda e, infine, con la cornice del quadro.
Come si pone la pittura di Vinattieri nel panorama dell'arte contemporanea? Una pittura che non può prescindere dalla materia colore, dal lavoro manuale di costruzione del quadro e dal trasmettere sensazioni sottili e profondi, non può che trovarsi in contrapposizione rispetto alle forme estreme che l'arte contemporanea va proponendo in questi ultimi decenni.
Vinattieri si oppone all'arte costruita a tavolino da critici che vanno poi cercando la manodopera per realizzare ciò che è stato teorizzato precedentemente. Egli ama troppo la propria libertà e indipendenza per potersi trasformare in mero strumento riproduttivo dell'altrui pensiero. Prende anche le distanze dagli ultimi indirizzi, tecnologico e concettuale, che l'arte contemporanea sta proponendo in questo decennio reputandoli eccessivamente intellettuali, freddi e impersonali.
Credo che non sia assolutamente corretto considerare queste tendenze artistiche come avanguardie. Infatti sia molti allestimenti concettuali, che si inseguono proponendo forme sempre più eclatanti e sbalorditive che devono forzatamente rinnovarsi in continuazione, sia le ultime tendenze tecnologiche, che proseguono l'impianto di elementi meccanici all'interno dei corpi umani degli artisti stessi, non appaiano affatto azioni di rottura con la società in cui vengono generate: anzi, a ben vedere, queste tendenze sembrano pienamente convergenti con le più drammatiche previsioni di indirizzo della nostra società.
La tendenza tecnologica propone un'espansione delle capacità umane attraverso l'inserimento progressivo di elementi meccanici ed elettronici all'interno dei corpi umani. Non corrisponde forse questo al vecchio sogno, (o incubo), tecnologico portano alle estreme conseguenze? Questa espansione avviene a discapito di organi umani che così scompaiono, sostituiti o pesantemente integrati da altri materiali, proponendo in definitiva la progressiva distruzione del corpo umano attraverso la sostituzione di tutti i suoi elementi, in nome di una presunta espansione delle sue possibilità. Portando ciò alle estreme conseguenze dovremmo supporre che alla massima espansione delle capacità umane corrisponderà la completa sostituzione del corpo umano con componenti meccaniche ed elettroniche. Come dire che l'immortalità dell'uomo coinciderà con la scomparsa dell'uomo, il che significa anche dire che la società tecnologica perfetta non può sopportare la presenza dell'uomo.
Se l'uomo per poter vivere in una società delle macchine deve farsi macchina, allora queste tendenze artistiche ci propongono un completo adeguamento alla nuova società e non un messaggio di rottura.
Gli allestimenti concettuali con le loro incredibili e continue invenzioni sembrano rispondere più a un concetto di mercato in continua evoluzione, un rinnovo esasperato della merce o del modo di rappresentarla a una clientela sempre più assetata di novità. Inoltre queste costruzioni spesso cervellotiche e fredde sono accompagnate da grossi testi scritti che spiegano significati apparenti e reconditi, tanto che forse l'opera d'arte vera e propria è il testo letterario e non l'allestimento che appare sempre più come mero pretesto.
Vinattieri preferisce portarsi dietro tutti i suoi limiti ma rimanere uomo di carne e sangue. Egli si riallaccia direttamente alla tradizione pittorica che nasce all'inizio del 'Novecento e che a suo parete non ha ancora esaurito la propria spinta propulsiva.
Gli stessi Kandinskj e Klee non consideravano il proprio lavoro concluso o conclusivo ma soltanto l'inizio, l'indicazione di una nuova via di ricerca che doveva essere percorsa da altri. In questa nuova via i sensi umani giocano una parte notevole, come notevole è anche l'intervento dell'intelletto. La fusione completa di questi due elementi fondamentali per l'uomo e l'indagine delle infinite possibilità espressive della sensorialità umana, unita alla capacità intellettuale di organizzarle e proporle da parte dell'artista, e di leggerle e viverle da parte del fruitore con intensità analoga sono le finalità di questa tendenza artistica. Questo comporta il recupero di tutte le qualità umane con i loro pregi ed i loro difetti.
Il proporsi di recuperare nel proprio lavoro l'umanità dell'uomo oggi, può sembrare ai più un'operazione di retroguardia artistica. Credo invece che si tratti di una forma di avanguardia sommersa, relegata in un angolo da altre forme d'arte più vulgate e prorompenti, esorbitanti e stupefacenti, ma soprattutto molto ben pubblicizzate.
Un'arte che propone oggi valori quali il lavoro e la fatica del costruire, l'intelligenza nel comporre, di trasmettere sensazioni fisiche e stimoli intellettuali e che chiede inoltre allo spettatore di non essere strumento passivo di ricezione ma di far emergere le proprie doti di sensibilità umana per lasciarsi penetrare in piena tranquillità da queste immagini, non può che essere considerata un'arte di rottura. Rompo con l'indirizzo personalizzante della nostra attuale società rimettendo al centro del proprio interesse l'uomo nella sua interezza fisica, intellettuale e spirituale. Rompo con la vuota e cervellotica rappresentazione intellettuale di concetti minimalistici e personalistici riproponendo con forza una via contraria che, partendo dall'uomo, corra verso la ricerca di sentimenti universali.
È questa la via che da anni Vinattieri lucidamente persegue, una via che partendo dall'uomo si trasforma in poesia.

Lorenzo Falli